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mercoledì 22 maggio 2013

OSPITALITA ARABA

TRADIZIONE ARABA SULLA CUCINA



"Il cibo di due è sufficiente per tre e il cibo di tre è sufficiente per quattro" Questo detto del Profeta Muhammad riassume bene l'ospitalità tipica degli arabi: offrire tè, caffè o cibo è parte integrante del loro modo di vita, per questo motivo il cibo è sempre preparato in quantità generosa.

L'abitudine famigliare, nella maggior parte dei casi, è quella di mangiare tutti intorno ad una tavola rotonda, attingendo da un unico piatto, senza posate, usando il pane per aiutarsi a prendere i bocconi. Fondamentale è lavarsi le mani prima del pasto e, per le famiglie musulmane, pronunciare prima di mangiare la "Basmala", per sacralizzare il cibo.

La tradizione araba vieta l’uso della carne di maiale e per le altri carni l’obbligo della macellazione  islamica (sharì’a che sarebbe la legge islamica o la legge che regola la società nel mondo musulmano incluso quello arabo). E’ una cucina ricca di erbe, spezie e sughi, ed è molto variegata. Ogni regione(cioè dal Nord Africa fino al medio Oriente)

 presenta piatti tipici,  ma nei ristoranti troviamo i piatti più famosi, con poca distinzione regionale.

Nella tradizione non è consentito bere vino, ma sulle tavole è sempre presente il tè, il tè alla menta è una delle più diffuse bevande arabe ed il caffè

martedì 14 maggio 2013

INFLUENZA ARABA NELLA CUCINA SICILIANA




Una grande fortuna giunse in Sicilia sotto gli arabi. Fecero della sua capitale, Palermo, l’epicentro della cultura richiamando a se uomini di vasta cultura che la arricchirono di grandissimi monumenti di cui ancora mostra vestigia.
Gli scambi commerciali, con l’avvento dell’islam fecero giungere molti prodotti dell’agricoltura e dell’industria.
Il riso non attechì come coltura, ma lasciò segno di sé in enogastronomia, le arancine ne sono un simbolo. Le arance fanno ingresso come piante aromatiche , infatti abbonda il loro uso come frutta candita e pianta ornamentale, elementi che rintracciamo nelle decorazioni della pasticceria. Storta e alambicco, di origine araba, si distillava anche la vinaccia per ottenere la grappa, che non veniva utilizzata come bevanda corroborante ma per alimentare lampade e disinfettare ferite. Si può  ipotizzare che fosse già in uso aromatizzare lo spirito con l’anice nei territori ove l’influenza mussulmana fosse più diffusa. 
Per esempio ” l’anis”  spagnolo, il “raki” di tutto il vicino oriente, “ l’ouzo ” greco a l’anice di Sicilia. Anche i “ratafia” infusione di bucce e polpa di agrumi in spirito di vinacce. Già a quel tempo la gastronomia occupa una importante parte della letteratura Araba. Lo stesso familiare di Saladino, scrisse un vero e proprio trattato di cucina il “Wusla-ila-al-habib”. Altre tracce si trovano nelle norme che diedero vita alla regola sanitaria della scuola salernitana, vera e propria summa delle esperienze occidentali e orientali. Trionfano lo zafferano , i chiodi di garofano, la cannella, il muschio e la canfora. Si preferì l’uso della carne trita o preparata in forma di pasticcio.
Ancora giunsero, la carrubba, il cui albero oggi è ritenuto  patrimonio dell’umanità e tutelata dall’Unesco; il sesamo ancora oggi si distingue nelle decorazioni del pane e nell’uso della pasticceria con la cobaita (barretta di sesamo, miele e mandorle sparse proveniente dalle zone di Ragusa e Siracusa quindi  dal “Val di Noto”.  Miglio, meloni, cipolla scalogno, e persino lo zucchero. Fino ad allora gli europei usavano il miele come dolcificante. La coltura della canna da zucchero,  è documentato che fu da questi diffusa, infatti esiste ancora oggi la contrada “cannetta” che si snoda lungo il fiume Eleuterio, tra Ficarazzi e Misilmeri nella provincia del capoluogo Siciliano, che culmina sulle cime di una collinetta detta “ Pizzo Cannetta”.
L’arrivo degli Arabi produsse una vera e propria rivoluzione delle abitudini alimentari dei Siciliani. La pesca, l’albicocco, il ficodindia, i datteri, ortaggi delicati come gli asparagi, le melanzane, il cotone, il pistacchio, sono ad essi attribuibili. Anche il gelsomino, da cui oltre il delicatissimo profumo si ricorda il delicato gelato “scursunera”. E ancora il sorbetto di agrumi da cui deriva il nome “scharbat” .Un trionfo anche nella pesca, sembra che già allora venisse, sperimentata la complessa tecnica per la pesca del tonno, ancora oggi in uso.
Un pasticcio fu poi  intitolato all’emiro di Catania Mohamed Ibn Timnah. Si potrebbe proseguire, con infiniti aneddoti e minuziosi racconti, ma se volessimo giunti fin qui delineare alcuni caratteri comuni della cucina arabo-siciliana noteremmo che è assente l’uso di antipasti, si prediligono piatti unici che costituiscono l’intero pasto e il caleidoscopico sviluppo della pasticceria. La mandorla, il pistacchio, il miele e la ricotta, seguiti dalla cannella e dalla zuccata sono gli elementi essenziali che caratterizzano la tradizione dei dolci a cui si possono ascrivere 200 varietà.
Dalla cassata regina dei banchetti al cannolo suo fedele compagno, ai dolci di riso nelle sue varianti di “riso ammanticatu” in compagnia di “crespelle si risu” e  “sfinge di risu” .  Ma non posso non stuzzicare ancora il desiderio gastronomico caratterizzato dal contrasto tra piccante e dolce, centrale nella cucina siculo-araba. 
La “Pasta chi sardi”  la cui paternità è attribuita al cuoco del generale arabo Eufemio  che sbarcando in Sicilia alla conquista dell’isola si trovo’ a dovere sfamare le sue truppe in condizioni disaggiate. Il cuoco aguzzo’  l’ingegno  unendo  quello che la natura intorno offriva, pesce e finocchietti , pinoli, pasolina e zafferano lo completarono. Altra leggenda racconta:  Zucca in agrodolce “ Ficatu ‘ri setti cannoli”  nel cuore della vucciria è sita la celebre fontana del  “Garaffello” che posside sette bocche. Era solito fermarsi un venditore ambulante di zucca già cotta, cibo da strada comune nella tradizione araba la vendita di cibi già pronti in strada, con il suo slogan il venditore proponeva la sua merce  impreziosendola metaforicamente con un poi probabile uso di tocchetti di fegato di vitello.

Testo a cura di  Sabrina Gianforte. PREFETTO AIGS Sicilia Occidentale. Esperta in comunicazione d'impresa e marketing, ideatrice di stili e momenti di consumo. Curatrice di mostre e rassegne culturali. Da 10 anni cura la selezione di specilità enogastronomiche con la propria boutique del gusto Confezionando. Scrive per varie testate come free lance.

PAROLE ARABE IN CUCINA

In questa video divertissimo e molto interessante di una bravissima insegnante ..Trovate alcune parole in Arabo su cose che si trovano in cucina:





lunedì 6 maggio 2013

ZAFFERANO


Lo zafferano: l’oro delle spezie:



La parola zafferano deriva dalla parola latina safranum, che a sua volta deriva dall'arabo zaʻfarān (زعفران) (da aṣfar (أَصْفَر), che significa "giallo").

Lo zafferano vero (Crocus sativus) è una pianta della famiglia delle Iridaceae, coltivata in Asia minore e in molti paesi del bacino del Mediterraneo.

 la spezia denominata "zafferano", utilizzata in cucina e in alcuni preparati medicinali.

Viene soprannominato "oro rosso" per via del suo colore, che va dall‘arancione al giallo.

Forse il soprannome deriva anche dal fatto che per molto tempo è stata tra le spezie la più costosa: servono infatti da 150.000 a 200.000 esemplari di crocus sativus, il fiore da cui si ricava lo zafferano, per ottenerne un solo chilogrammo!
Lo zafferano, attualmente, viene utilizzato solamente dall'industria alimentare ed in gastronomia come spezia o come colorante, anche se è ricco di carotenoidi che riducono i danni cellulari provocati dai radicali liberi.. Uno dei suoi utilizzi più tipici nella cucina italiana è nel risotto alla milanese o "risotto giallo", così noto appunto per la colorazione che lo zafferano dà alla ricetta.

In cucina lo zafferano è stato utilizzato, sin dall'antichità, per speziare i cibi. Le sue proprietà, come condimento gastronomico, sono il felice risultato della presenza di tre principi attivi. Questi, combinati sapientemente dalla natura dentro la droga, rendono lo zafferano capace di esaltare qualunque pietanza e soddisfare i palati più esigenti. Essi sono:
  • la crocina, che ha potere colorante
  • la picrocrocina, che ha potere amaricante
  • il safranale, che ha potere aromatizzante.
In numerose ricette lo zafferano è ingrediente essenziale ed indispensabile, ma riesce a dare un tocco in più ovunque, anche nei piatti più semplici.

utilizzare lo zafferano in cucina :

A secondo del piatto cucinato e delle preferenza di chi cucina, lo zafferano in stimmi si può:

1. Utilizzare cosi com'è, semplicemente aggiungendolo salse e zuppe.

2. Polverizzare poco prima dell'uso, in modo che non perda fragranza, ed aggiungerlo alle pietanza direttamente in polvere oppure, dopo aver sciolto la polvere in un po' di acqua caldao di bordo, utilizzare l'acqua od il brodo per cucinare le pietanze da aromatizzare.

Come riconoscere un buon zafferano?

Dal suo colore, per accertarsi della sua qualità è opportuno verificare il colore che deve essere  rosso intenso e non deve presentare puntini bianchi.

giovedì 2 maggio 2013

ZAATAR


ZAATAR:


Lo zattar chiamato anche zaatar, za'tar, zatar, zatr, zattr, zahtar, zahatar, zaktar o satar (dall'arabo: زعتر , Zaʿtar e dall'armeno զահթար in ebraico זעתר) è una miscela di spezie originaria del medio oriente. Il termine arabo zaʿtar si riferisce ad alcune piante locali della famiglia delle Lamiaceae, tra le quali maggiorana, origano e timo.

Composizione:

La zattar è una mistura di spezie tradizionalmente composta da timo, sesamo e sale. Ma può anche includere origano, cumino, semi di finocchio, santoreggia, maggiorana, sommacco, issopo. Come per molte miscele orientali di spezie ogni famiglia ha la ricetta. Si conserva sott'olio, sotto sale, o fatta essiccare al sole.

Costume:

In Libano si crede che questa miscela di spezie rafforzi il corpo e la mente; perciò i bambini sono incoraggiati a mangiare cibi insaporiti con zattar (un sandwich aromatizzato allo zattar è una colazione tradizionale prima di un qualche esame). La miscela è popolare in Libano, Egitto, Turchia, Marocco, Siria, Israele e Giordania dove viene venduto in piccoli cartocci in cui tuffare il pane. In Libano cresce ovunque e la raccolta viene fatta in primavera In Siria e Libano è molto usato anche con la pizza (mana2ish b zattar) che viene consumato in prevalenza per colazione. I Palestinesi la considerano un loro piatto tipico e la servono con ceci e olive.

Cucina tipica:

È usata per speziare carni e verdure e mescolata con olio di oliva viene spalmata sulla base di una sorta di piccola pizza mediorientale, chiamata manakish. Viene anche aggiunta al labne (uno yogurt che è stato scolato finché non ha raggiunto la consistenza di un formaggio cremoso dal sapore intenso).

lunedì 15 aprile 2013

il piatto di cous cous più grande d'Europa

VICENZA - Due giorni di lavoro e sette persone impegnate per preparare il piatto di cous cous più grande d'Europa, che ieri, in piazza a Bassano, è stato salutato con tutti gli onori. 

Centinaia le persone, di etnie diverse, che hanno voluto assaggiare il capolavoro culinario, tra i quali anche l'assessore comunale Lorenza Breda, soddisfatta per l'entusiastica risposta all'invito espressa dalla comunità marocchina, ma non solo. 

E c’era anche, ospite d’onore del pomeriggio, l’attore Marco Paolini, premiato dall’ambasciatore marocchino con una "Attestazione di amicizia e di stima". Colori, ritmi, profumi e tradizioni marocchine sono stati protagonisti nel nuovo appuntamento di Dialogando, manifestazione promossa dal Comune per favorire l'incontro, la conoscenza e l'integrazione delle differenti culture presenti sul territorio. 




Il via è stato dato, nella mattinata, da un momento di riflessione tenutosi nella sala Da Ponte del Centro giovanile, dove le avvocatesse Kaoutar Badrane e Anna Maria Muraro hanno messo a confronto la legislazione marocchina e quella italiana sul diritto di famiglia ed il rapporto tra i coniugi. Quindi, in piazza, nel pomeriggio, il festival organizzato dall'associazione Amal, guidata da Aziz Wahbi, dove è stato servito un piatto di couscous da guinness per circa 2.500 persone. 

A fare da cornice canti e balli popolari, sfilate di moda, mostre fotografiche, danza del ventre, dimostrazioni di artigianato tradizionale. Dialogando prosegue con i corsi di cucina multiculturale che si tengono a Casa San Francesco su iniziativa dell'associazione Casa a Colori (il prossimo incontro è fissato per lunedì 15 alle 19) e con le serate Cineforum a Cantieri giovani (lunedì 15 e lunedì 22).

venerdì 12 aprile 2013

CUCINA MAROCCHINA SU RAI



  • piatti marocchini sono il risultato di una fusione di gusti e sapori che derivano da quattro cucine diverse: alla base vi è la tradizione araba e berbera dei nomadi, sulla quale si innestano le influenze orientali ebraiche e quelle ispano-andaluse e infine l’uso francese. Si consumano generalmente la carne di montone, di vitello o carni bianche, di pollo in particolare, accompagnate da olive, hassissa (purea di ceci condita con olio di oliva), insalata e pane. La tradizionale focaccia rotonda sta venendo gradualmente sostituita dalla baguette di origine francese. Come dessert è comune l’uso della frutta fresca.
  • Il cous cous è una specialità conosciuta in tutto il mondo. L’ingrediente principale è la semola di grano duro, cotta a vapore o bollita, condita con una salsa a base di verdure e accompagnata con carni insaporite con l’harissa, condimento a base di peperoncino.
  • Il tajine è il piatto base della cucina marocchina e prende il nome dalla caratteristica pentola in terracotta dove viene preparato e servito.
  • In Marocco si cucina anche il pesce, in particolare lungo le coste: i piatti più frequenti sono il tajine con il pesce, l’orata con il couscous o il pesce in salsa di pomodoro.
  • Di origine spagnola è una pasta sfoglia condita con mandorle, uva passa e ripiena di carne di piccione (bstella).
  • Altro piatto tradizionale è il mechoui, carne di montone o agnello cotta alla brace, in un forno di creta o sotto la sabbia.
  • I dolci sono spesso a base di miele, pasta sfoglia e acqua di fiori d’arancio.


mercoledì 10 aprile 2013

I DATTERI

I datteri:




In Medio Oriente, i datteri sono stati un piatto fondamentale per secoli. Ci sono prove che mostrano che gli antichi popoli della Mesopotamia coltivavano il frutto e che le sue origini risalgono nel Golfo Persico. Oggigiorno, i datteri sono usati nei piatti del Medio Oriente. Hanno una storia ricca e una varietà di usi che rende il dattero uno dei frutti più intriganti del Medio Oriente.

Il dattero è un frutto a seme singolo della palma che può impiegare fino a dieci anni per produrre abbastanza frutti per un raccolto. Quando non sono maturi possono essere gialli o rossi, e quando maturi sono marroni e aggrinziti, similmente alle prugne. Ci sono diverse varietà di datteri raggruppati in tre gruppi principali basandosi sul loro contenuto di zucchero - morbidi, semi-asciutti e asciutti. Tutte le aree del Medio Oriente che producono datteri hanno le loro varietà. Anche se il frutto è basicalmente lo stesso in tutte le aree, ogni regione ha leggere differenze, come il gusto e la misura, che li distingue dagli altri. Oggigiorno i datteri sono un frutto importante raccolto in Arabia, Iraq e Marocco. Alcuni stati negli Stati Uniti, come la California, coltivano i datteri.

I datteri possono essere comprati nei supermercati e sono relativamente poco cari. La maggior parte delle varietà contiene il seme, ma si trovano anche datteri senza seme. Possono essere mangiati freschi, seccati, tagliati, canditi, riempiti e aggiungi alle ricette, come ad esempio dentro il  pane. Quando si comprano i datteri, cercare i frutti che sono gonfi e che hanno un colore regolare.  I datteri che si vendono sono solitamente frschi o seccati e sembrano uguali in apparenza.  Per conservare i datteri freschi, tenere in frigorifero in un contenitore ermetico fino a sei mesi. I datteri secchi possono essere conservati nello stesso modo in uno scaffale fino a un anno. Congelarli è anche un opzione che permette una conservazione anche più lunga, se messi in un contenitore ermetico.

Secondo la tradizione i datteri possono avere un effetto terapeutico per l'infiammazione delle vie respiratorie: basta cuocerne in 1/2 litro di latte 100 grammi per alcuni minuti e aggiungere un cucchiaio di miele.
Il succo, detto anche miele di dattero, può sostituire burro e zucchero in cucina: si ottiene frullando i datteri fino a ottenere una crema (aggiungendo poca acqua) da conservare in frigorifero.
La polvere dei noccioli è invece utilizzata in fitoterapia

lunedì 8 aprile 2013

Articolo interessante sui benefici del miele

 IL MIELE:


BENEFICI DEL MIELE

Il miele é una fonte di zuccheri semplici e per questo è un cibo altamente energetico e dolcificante. Il miele, infatti, ha rappresentato, per millenni, l’unico alimento zuccherino concentrato: le sue caratteristiche obiettive di unicità, rarità, elevata attrattività e alto valore alimentare hanno ben presto portato, nella storia dell’umanità, a considerarlo legato alla divinità e ad aggiungere significati simbolici, magici e terapeutici al suo utilizzo in campo umano. Altre attività, invece, sono da ascriversi alla sua composizione zuccherina e comuni, quindi, agli altri alimenti prevalentemente glucidici.
Oggi sono conosciuti e utilizzati in più campi.

Il MIELE dà beneficio e sollievo alle prime vie respiratorie con azione sia congestionante che calmante della tosse.
Il MIELE contribuisce ad aumentare la potenza fisica e la resistenza dell’organismo.
Il MIELE esercita sul fegato un’importante azione protettiva e al tempo stesso disintossicante.
Il MIELE aiuta l’apparato digerente con un’azione protettiva, stimolante e regolatrice.
Il MIELE aiuta i reni, perché ha un’azione diuretica.
Il MIELE aiuta il sangue con un’azione antianemica.
Il MIELE aiuta le ossa nel processo di fissazione del calcio e del magnesio.
Il CONSUMO del MIELE dovrebbe avvenire giornalmente, per sfruttare al meglio i suoi benefici, e dovrebbe consistere nella quantità di di circa 30 grammi.
- Non aggiungere il miele alle bevande, quando sono ancora bollenti, ma solo quando la temperatura è calata e sono bevibili. Una temperatura alta riesce purtroppo a depauperarlo di buona parte delle potenzialità.
- Assicurarsi della provenienza, sempre. Alcuni tipi infatti, appetibili per il prezzo, si sono rivelati problematici, perché nei Paesi d’origine vengono utilizzati degli antiparassitari vietati da tempo, per trattare gli alveari.

CARATTERISTICHE DI VARI TIPI DI MIELE:

A seconda del tipo di miele le proprietà terapeutiche variano.
- MIELE DI ACACIA = potere lassativo, antinfiammatorio per la gola, per problemi all’apparato digerente, disintossicante del fegato, contro l’acidità di stomaco.
- MIELE D’ARANCIO = cicatrizza le ulcere, antispasmodico, sedativo, contro l’insonnia e l’eccitazione dei nervosa.
- MIELE DI BOSCO = da usare negli stati influenza.
- MIELE DI CASTAGNO = aiuta la circolazione del sangue, è antispasmodico e astringente, disinfettante delle vie urinarie.
- MIELE DI EUCALIPTO: ha azione antibiotica, è antiasmatico, anticatarrale, quindi contro la tosse.
Prezzo: variabile per tipo
Svantaggi: nessuno
Vantaggi: ottimo prodotto da gustare nell’arco dell’anno.

giovedì 4 aprile 2013

La cucina araba è molto ricca e varia, così come profondamente diversi sono i paesi che appartengono al mondo arabo. Per comodità possiamo dividere questo mondo in tre grandi regioni: il Mashreq, l'Oriente che comprende l'Arabia Saudita, gli Stati del Golfo, lo Yemen, l'Irak, la Siria, il Libano, la Palestina, la Giordania e il Maghreb, l'Occidente, che comprende il Marocco, l'Algeria, la Tunisia, la Libia, senza dimenticare Sudan ed Egitto che in un certo senso collegano l'Occidente all'Oriente. 

Anche l'ospitalità araba è ben nota. All'ospite oltre al the e al caffè, si offre sempre del cibo che viene preparato in quantità generose per esserne provvisti nel caso arrivasse un ospite in più. L'arabo non mangia volentieri da solo, nelle famiglie più tradizionali tutti si riuniscono attorno ad un basso tavolo rotondo, e si servono attingendo ad un unico grande piatto. Non si usano posate, i bocconi si prendono servendosi del pane, ne consegue per ovvie motivi che è di fondamentale importanza lavarsi le mani prima di mangiare. La famiglia e gli ospiti possono attingere all'acqua servita da una brocca con un asciugamano e una saponetta, senza alzarsi da tavola. In genere, all'inizio e al termine del pasto si ringrazia Dio, "bismi Allah", per il cibo che viene così sacralizzato
Con il termine cucina araba (مطبخ عربي) si intende di norma la somma delle cucine dei paesi del cosiddetto mondo arabo, dagli Stati arabi del Golfo ai paesi del Nord Africa. Può essere considerata una via di mezzo tra la cucina mediterranea e la cucina indiana.



الدعاء قبل الطعام
( إذا أكل أحدكم طعاما فليقل بسم الله , فان نسي في أوله فليقل بسم الله في أوله وآخره )
الدعاء عند الفراغ من الطعام
( الحمد لله الذي أطعمني هذا , ورزقنيه , من غير حول مني ولا قوة )